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Deporteando | julio 23, 2019

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Beauty Sweden athlete Susanna Kallur Beijing 2008

vuarnet

Esta belleza se prepara para competir en la pista, bien dicen que mente sana en cuerpo sano.
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BEIJING – AUGUST 18: Susanna Kallur of Sweden walks off after falling during the Women’s 100m Hurdles Semi Final at the National Stadium on Day 10 of the Beijing 2008 Olympic Games on August 18, 2008 in Beijing, China. (Photo by Nick Laham/Getty Images)

Comments

  1. rosa maria linco quintriqueo

    pienso que susanna aunque no le haya ido bien en los juegos olimpicos seguira siendo una de las mejores atletas suecas de la historia y que se recuperara y ganara campeonatos en el mundo.

  2. v.s.gaudio

    IL MOMENTO AMPIO DI SUSANNA KALLUR

    di V.S.Gaudio

    Susanna Kallur è una normolinea mesomorfa: il suo indice costituzionale è attorno a 54(se 92 cm di hips è: 92 x 100: 170=54.11; se 91 cm è : 91×100:170=53.52); morfologicamente appartiene alla razza orientale di Deniker, che, una volta, era diffusa nella Russia Bianca, nelle regioni Baltiche, con qualcosa di meticciato con la razza nordico-occidentale che è sotto-dolicocefala e con i capelli castani.
    Una Deniker, dunque, nordico-occidentale con un indice del pondus “alto”: se con hips 92 è 17; se 91 è 18: il valore è decrescente, si innalza da 20 a 12).
    L’indice costituzionale del tipo normolineo mesomorfo va da 53 a 56, se fosse stata un po’ più alta, sarebbe stata compresa tra le longilinee mesomorfe, per le quali l’indice costituzionale varia da 50 a 53.
    Per la corsa ad ostacoli veloce, la Mobilità come la Forza Muscolare deve essere abbastanza “alta”, a differenza della Massa e della Resistenza Muscolare che sono “medie”.
    Il corpo totale, voi lo sapete, è fuori del linguaggio, alla scrittura arrivano solo pezzetti di corpi : della Kallur, per farla vedere, il suo corpo lo dobbiamo guardare, ad esempio, quando è seduta sulla pista, dopo la famosa caduta a Pechino, ed è allora che troviamo che il corpo patagonistico di Susanna Kallur è come un ologramma dolce alla vista e al tatto, privo di resistenza e quindi pronto ad essere striato in tutti i sensi dal desiderio, da questo eccesso(sferico) delle sue gambe, il patagonismo della pelle, questa consistenza in sé, un turgore così a lungo tenuto in sé o teso nello sforzo atletico, fa irruzione e si moltiplica con gioia, si fa cogliere direttamente e colma la sua astrazione massima e la sua pura oggettività con tutta la carne di cui è fatta.
    Nell’ologramma immobilizzato troviamo la capacità di accelerare dall’immobilità completa al massimo della velocità e di mantenere quella velocità per il tempo richiesto, che è qualità ineludibile di chi corre sapendo che, a quel punto, dovrà sollevare il corpo come se sorvolasse sul parallelo, fin tanto che si arrivi al passaggio al meridiano finale.
    Se nell’etimologia tedesca, il nome Kallur contiene l’”ur” di “uro”, che è, insieme, l’uro, l’antenato del bisonte, e il termine per indicare “coda”; e “kahl”, che è “nudo”, “sfrondato”, non ci sono dubbi su ciò che questo corpo atletico è destinato a immobilizzare e a scrivere per il poeta .Nel sanscrito, “kala” è il “momento fissato”, l’”occasione”, il “blu scuro”(il blu che è nella “divisa” delle atlete svedesi?); “uru” è l’aggettivo “ampio”, “spazioso”, “eccessivo”, o l’avverbio corrispondente o “lontano”, tanto che è questa atleta l’atleta del “momento ampio”, dell’”eccessivo momento”, il “lontano blu scuro”, la carne destinata a farsi tocco patagonistico in un momento eccessivo, che inscena Rudiobos, accarezzata dal dio del Vento del Nord, lei fa il Piccolo Cavallo e lui Borea sorvola con lei e in lei i paralleli del mondo[Se si pensa che “khala” è “terra” come “uru”, che ha un’accezione come sostantivo femminile di “terra”, si può capire come l’atleta che sorvola i paralleli possa essere consacrata al fantasma del visionatore quando è per terra, tanto che “khalu”,”infatti”,”ora” indica “invero” l’atleta nell’immagine che assolutizza e rende ampio il suo corpo patagonistico].